Magistero

Servo di Dio Pio XII (1939-1958)

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Il Servo di Dio Pio XII (2 marzo 1939 – 9 ottobre 1958) era figlio di un avvocato e discendeva da una famiglia dell’aristocrazia romana molto addentro agli uffici giuridici della Curia romana. Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli nacque a Roma il 2 marzo 1876, frequentò un liceo statale e proseguì gli studi presso la Pontificia Università Gregoriana, il Collegio Capranica e il Pontificio Ateneo del Seminario Romano dell’Apollinare. Ordinato sacerdote nell’aprile 1899, entrò nella Curia romana nel 1901 e dal 1904 al 1916 fu collaboratore di fiducia del Cardinale Gasparri nella redazione del Codice di Diritto Canonico; per diversi anni inoltre fu professore di diritto internazionale presso l’Accademia dei Nobili ecclesiastici. Nell’aprile 1917 Benedetto XV lo nominò Nunzio a Monaco di Baviera nonché Arcivescovo titolare di Sardi (Anatolia) e, nel giugno 1920, Nunzio presso la nuova Repubblica di Germania. Questi furono anni intensi dal momento che, durante la Prima Guerra Mondiale, Mons. Pacelli dovette negoziare con il governo imperiale il piano di pace di Benedetto XV (1917), mentre dopo la guerra firmò concordati con la Baviera (1924) e con la Prussia (1929). Creato Cardinale il 16 dicembre 1929, succedette al Cardinale Gasparri come Segretario di Stato il 7 febbraio 1930 e, come tale, fu responsabile dei concordati con l’Austria (giugno 1933) e con la Germania di Hitler (luglio 1933). Sebbene fu Berlino a prendere l’iniziativa in quest’ultima istanza, le ripetute violazioni del concordato da parte di Hitler e la posizione della Chiesa che in Germania andava peggiorando portarono a crescenti difficoltà per la Santa Sede. Nel frattempo, Mons. Pacelli, un affermato linguista che in precedenza era stato in Gran Bretagna, fece visite ufficiali come Legato pontificio in Argentina (1934), Francia (1935 e 1937) e Ungheria (1938), e una lunga missione particolare negli USA (1936). In qualità di Segretario di Stato, fu nominato Membro Onorario della Pontificia Accademia delle Scienze nel 1936.

Sotto la minaccia imminente della Seconda Guerra Mondiale, Mons. Pacelli venne eletto Papa col nome di Pio XII nel conclave del 2 marzo 1939, dopo soli tre scrutini e un unico giorno di votazioni. Era dai tempi di Clemente IX che un Segretario di Stato non veniva eletto Papa, ma Pacelli era il Cardinale più conosciuto e possedeva le doti e l’esperienza che apparivano più adeguate al periodo. Pio XII si considerava il Papa della pace e, fino al primo settembre 1939, si servì di tutti i mezzi diplomatici in suo possesso per scongiurare il rischio di una nuova guerra mondiale. Il 3 maggio di quell’anno inoltrò alle cinque potenze mondiali di Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Polonia la proposta di indire una conferenza internazionale per risolvere pacificamente i contrasti, ma i cinque governi rifiutarono sostenendo che non ci fosse alcun rischio imminente di guerra. Purtroppo invece il pericolo di un nuovo conflitto mondiale si fece ancora più concreto e il 24 agosto Pio XII rivolse al mondo il Radiomessaggio Un’ora grave, invocando ancora una volta la pace. Fino all’entrata in guerra di Mussolini il 10 giugno 1940, Pio XII si adoperò affinché l’Italia restasse fuori dal conflitto. Purtroppo non raggiunse nessuno di questi obiettivi, ma tuttavia, grazie ai suoi sforzi e alla sua presenza, Roma fu proclamata «città aperta». Nella sua allocuzione del Natale 1939, Pio XII espose i cinque principi essenziali per una pace equa e duratura, tra i quali il disarmo sia di ordine pratico che spirituale, il riconoscimento dei diritti alle minoranze, il diritto alla vita, il diritto di ogni nazione all’indipendenza e la creazione di istituzioni internazionali più efficaci nel difendere e promuovere la pace. Sebbene convinto che il Comunismo fosse ancora più pericoloso del Nazismo, non approvò l’attacco di Hitler alla Russia. Per tutta la durata del secondo conflitto mondiale, attraverso la Commissione pontificia per il soccorso alle vittime di guerra Pio XII sovrintese a un vasto programma umanitario, specie a favore dei prigionieri di guerra, e quando Hitler occupò Roma il 10 settembre 1943, Pio XII trasformò la Città del Vaticano in un asilo per innumerevoli rifugiati, compresi numerosi ebrei.

Mantenendo inalterato il suo magistero nonostante la guerra, Pio XII pubblicò due importanti Encicliche proprio mentre il conflitto era in corso. In Mystici corporis Christi (29 giugno 1943) definì la Chiesa nei termini del Corpo mistico di Cristo, mentre con Divino afflante spiritu (20 settembre 1943) consentì agli esegeti delle Sacre Scritture l’utilizzo dei metodi storici moderni. Mediator Dei (20 novembre 1947), con la sua richiesta di partecipazione intelligente dei laici alla liturgia, era in stretto collegamento con la prima enciclica. Nel 1951, e anche successivamente, riformò completamente la liturgia della Settimana Santa, mentre in Christus Dominus (6 gennaio 1953) e in Sacram communionem (19 marzo 1957) uniformò la mitigazione del digiuno eucaristico e il mantenimento delle messe serali che le condizioni di vita durante la guerra avevano reso necessari. Sempre devotissimo alla Madonna, con Munificentissimus Deus (1 novembre 1950) definì come dogma di fede l’assunzione in cielo in anima e corpo della Beata Vergine Maria e dedicò Ad caeli reginam (11 ottobre 1954) alla sua dignità regale, lasciando aperta, tuttavia, la questione della sua mediazione e del suo ruolo coadiuvante nell’opera del Redentore. Pio XII fu il primo a riconoscere l’importanza mariana di Fatima. Un tono di preoccupazione risuonò in Humani generis (12 agosto 1950), che metteva in guardia contro l’accomodamento della teologia cattolica alle coeve tendenze intellettuali.

Politicamente, Pio XII condannava il Comunismo, minacciando di scomunica i membri del partito e i suoi promotori (per esempio, il 1° luglio 1949 e il 28 luglio 1950), e concluse accordi riguardanti la posizione della Chiesa sia con il Portogallo di Salazar (18 luglio 1950) che con la Spagna di Franco (27 agosto 1955). In campo morale, condannò, avendo in mente la Germania, la nozione di colpa collettiva (24 dicembre 1944; 20 febbraio 1946) e ogni forma di inseminazione artificiale (29 settembre 1949). In Miranda prorsus (8 settembre 1957) cercò invece di fornire delle linee guida ai mezzi di comunicazione audiovisivi, che egli utilizzò in maniera estesa e innovativa al fine di comunicare con i fedeli di tutto il mondo. Pio XII canonizzò 33 persone, tra le quali Pio X. Creò inoltre un numero di Cardinali senza precedenti, 32 nel 1946 e 24 nel 1953, provenienti da molti paesi diversi e riducendo l’elemento italiano a un terzo. Sebbene durante il suo pontificato la Chiesa avesse sofferto di gravi restrizioni e perdite, riuscì anche a compiere sorprendenti progressi: le diocesi aumentarono da 1.696 nel 1939 a 2.048 nel 1958, e furono costituite gerarchie in Cina (1946), Birmania (1955) e in vari paesi africani. Pio XII cercò inoltre di promuovere le relazioni con le Chiese Uniate e Ortodosse dell’Oriente. Alto, snello, di aspetto ascetico ma di maniere affabili, lasciò una profonda impronta nei milioni di pellegrini che arrivarono a Roma per l’Anno Santo del 1950 e per l’Anno Mariano del 1954, nonché nelle migliaia di persone che assistettero alle sue innumerevoli udienze.

Quale Membro Onorario della Pontificia Accademia delle Scienze e, ancora Cardinale, incaricato di rivolgere il discorso inaugurale alla prima assemblea dell’Accademia il primo giugno 1937, Pio XII, durante tutto il suo pontificato, dimostrò un forte interesse nell’operato di quell’istituzione. In un periodo in cui la ricerca raggiungeva risultati straordinari nell’investigazione della struttura della materia, dell’energia, della cosmologia, della natura e della funzione delle cellule, e proprio quando nuove teorie si andavano rapidamente sviluppando per tenere il passo dei risultati scientifici, la preoccupazione principale di Pio XII fu quella di dimostrare costantemente agli Accademici che non vi era conflitto tra scienza e fede. Seguendo il forte desiderio del suo predecessore di costruire dei ponti tra fede e ragione e desideroso di promuovere la causa della scienza, Pio XII agì al fine di assicurarsi che la Pontificia Accademia fosse il «Senato scientifico» della Santa Sede, ricercando e ottenendo da essa informazioni costanti sulle questioni scientifiche e tecnologiche dell’epoca.

Pio XII pronunciò otto discorsi all’Accademia, soffermandosi a lungo sulle principali questioni contemporanee e offrendo precise linee guida dottrinali e morali al fine di risolverle. Pio XII aveva idee molto chiare sulla scienza. Rivolgendosi agli scienziati riuniti presso l’Accademia per la Sessione Plenaria del 1955, disse: «La missione a voi affidata è così fra le più nobili, perché voi dovete essere, in certo senso, gli scopritori delle intenzioni di Dio. Voi dovete interpretare il libro della natura, esporne il contenuto, e trarne le conseguenze per il bene comune». Va sottolineata l’affermazione del Papa secondo cui il metodo sperimentale non può essere influenzato da presupposti filosofici e che l’autonomia della scienza e dell’interpretazione scientifica è legittima. Queste parole hanno illuminato la Chiesa in un campo che in passato era stato causa di malintesi che non erano ancora stati chiariti. Infatti, durante il suo primo incontro con la Pontificia Accademia delle Scienze, Pio XII affermò con chiarezza la libertà della ricerca scientifica: «A voi, pertanto, nobili campioni delle discipline e delle arti umane, la Chiesa riconosce la giusta libertà del metodo e dell’indagine». Questa affermazione esprimeva una visione nuova della scienza, che Pio XII avrebbe in seguito riaffermato in tutte le allocuzioni presentate durante il suo Pontificato. Oggi può essere considerata la sintesi di un momento importante della storia della scienza e della filosofia. I segreti del microcosmo e del macrocosmo rivelati dagli scienziati erano considerati dal Pontefice la prova della Creazione e conseguentemente prendere in considerazione solo le leggi della statistica era un errore comune dei tempi moderni: «un tale ordine universale … non è né può essere frutto di cieca assoluta necessità, e nemmeno nel caso o della fortuna … voi cercate la legge, la quale è appunto un ordinamento della ragione di Chi governa l’universo». Questa riflessione faceva presagire quei punti di vista sul principio di causalità, che sarebbero stati sviluppati appieno negli anni ’60 del secolo scorso e proposti da alcuni scienziati come unica spiegazione all’ordine di tutto l’universo e all’origine della vita. Quando Pio XII apprese che i risultati più recenti della ricerca cosmologica suggerivano l’esistenza di un evento iniziale che spiegava la formazione dell’universo, affermò: «La creazione nel tempo, quindi; e perciò un Creatore; dunque Dio! È questa la voce, benché non esplicita né compiuta, che Noi chiedevamo alla scienza, e che la presente generazione umana attende da essa». Questo discorso ebbe grande impatto sul mondo scientifico dell’epoca e anche oggi è largamente citato nelle opere epistemologiche. Essa dimostra un rinnovato interesse da parte della Chiesa circa le questioni della scienza.

Riguardo alle scoperte scientifiche impiegate come armi di distruzione, quando Pio XII si rivolse alla Pontificia Accademia delle Scienze nel 1941, in un’epoca in cui «la guerra dilania il mondo e impiega tutte le risorse tecnologiche disponibili per distruggerlo», egli ricordò ai presenti che nelle mani dell’uomo la scienza può trasformarsi in un’arma a doppio taglio, capace di guarire come di uccidere. In quel periodo, il Pontefice seguì attivamente «l’incredibile avventura dell’uomo impegnato nella ricerca sull’energia nucleare e sulle trasformazioni nucleari» grazie a contatti personali con alcuni scienziati e alla lettura di opere scientifiche. In particolare, in risposta a un suggerimento di Max Planck, Pio XII mise in guardia il mondo circa gli imminenti pericoli della guerra atomica e, nel suo discorso alla Pontificia Accademia nel 1943, fece un appello ai Capi di Stato mondiali esortandoli ad agire congiuntamente al fine di assicurarne la prevenzione: «Sebbene non si possa ancora pensare a mettere tecnicamente a profitto un così tempestoso processo, tuttavia esso spiana il cammino a serie possibilità, di maniera che il pensiero della costruzione di una macchina a uranio non può essere stimato come una mera utopia. Soprattutto però sarebbe importante che non si lasciasse effettuare tale processo a modo di esplosione, ma che se ne frenasse il corso con adatti e vigili mezzi chimici. Altrimenti ne potrebbe seguire non solo nel luogo stesso, anche per l’intiero nostro pianeta, una pericolosa catastrofe». Purtroppo gli USA avevano già superato la fase sperimentale e due anni dopo la prima bomba atomica fu sganciata su Hiroshima. Nel 1948 Pio XII dovette tristemente ammettere che l’energia nucleare era stata impiegata a fini di distruzione e di morte: la «bomba atomica, la più terribile arma che la mente umana abbia fino ad oggi ideata». La tragedia di Hiroshima gli fece comprendere che un conflitto futuro, al quale la scienza avrebbe dato il suo contributo, sarebbe stato fatale per il mondo: «Quali sciagure l’umanità dovrebbe attendersi da un futuro conflitto, qualora dovesse dimostrarsi impossibile arrestare o frenare l’impiego di sempre nuove e sempre più sorprendenti invenzioni scientifiche?». Fece quindi il seguente appello: «Dobbiamo diffidare della scienza il cui obiettivo principale non è l’amore». Non pensava solamente alle armi nucleari, ma anche a tutto l’arsenale di sofisticati armamenti militari, dai missili alle armi chimiche, biologiche e convenzionali che erano il risultato dell’impiego e dello sviluppo della ricerca scientifica. Fu categorico nell’esprimere la sua posizione quando dichiarò: «Ogni branca della scienza diretta da scienziati degni di questo nome, e voi in particolare, tende a realizzare l’amore per i vostri simili». Presa da sola, ogni branca della scienza conduce all’amore, disse quando Marconi era ancora vivo, e aggiunse: «Per quanto riguarda le applicazioni concrete, essa pratica l’amore per gli uomini al cui servizio pone se stessa al fine di fornire loro ogni tipo di buona cosa». La sua preoccupazione circa l’energia nucleare quale arma bellica aumentò dopo che fu impiegata contro il Giappone. Per questa ragione, ribadì che era possibile fare un uso immorale e barbarico anche delle più straordinarie conquiste della scienza. Era inoltre sempre pronto a sottolineare che la ragione conduce alla fede e che la scienza porta a una percezione della trascendenza. Nel suo discorso del 21 febbraio 1943, per esempio, dichiarò: «Voi cercate la legge, la quale è appunto un ordinamento della ragione di Chi governa l’universo e l’ha fissato nella natura e nei movimenti del suo inconscio istinto».

Anticipando un’iniziativa presa in seguito da Giovanni Paolo II che pubblicamente ritornò sul caso di Galileo, Pio XII scrisse, sulla targa di marmo che fece appositamente apporre nell’Accademia per commemorare il ruolo svolto da Pio XI nella sua rifondazione, che Galileo era stato il capofila degli scienziati che avevano fondato l’Accademia dei Lincei, precorritrice della Pontificia Accademia delle Scienze.

Pio XII nominò quarantuno nuovi membri della Pontificia Accademia delle Scienze, tra i quali i seguenti eminenti scienziati dell’epoca: E.V. Appleton, L. de Broglie, E.A. Doisy, A. Fleming, O. Hahn, W.C. Heisenberg, W.R. Hess, C.J.F. Heymans, M.T.F. von Laue, L. Ruzicka, F. Severi, A.W.K. Tiselius, e A.I. Virtanen; rese inoltre Membri Onorari il Cardinale Maglione e il Cardinale Pizzardo. Infine, a testimonianza del suo interesse per la scienza, promosse importanti scavi (1939-49) sotto la Basilica di San Pietro, mirati a individuare la tomba dell’Apostolo. Pio XII mantenne con la ricerca scientifica un contatto perseverante e attento, e non vi è scoperta rivelatasi durante il suo pontificato che non abbia ispirato il commento della sua parola, del suo consiglio e del suo magistero.

Nomine

Max Planck

Kiel, Germania, 23/4/1885 - Göttingen, Germania, 4/10/1947 Titolo Professore di Fisica... Continua

Artturi Ilmari Virtanen

Helsinki, Finlandia, 15/1/1895 - 11/12/1973 Titolo Professore di Biochimica e Presidente,... Continua