Magistero

Introduzione

L’Accademia come Senato scientifico della Santa Sede

Ragione e fede
I discorsi tenuti da questi sette Papi alla Pontificia Accademia delle Scienze in occasione delle sessioni plenarie, delle settimane di studio e dei gruppi di lavoro, compongono un esteso discorso spirituale, la cui ricchezza può essere applicata anche alla nostra contemporaneità, e che rivela al livello più alto il rapporto che deve esistere tra ragione e fede, scienza e religione, persona umana e bene comune e, più in generale, tra tecnologia e morale. Questi Pontefici hanno osservato, innanzitutto, che, a livello di principio, le due verità della fede e della scienza non possono mai contraddirsi, e hanno messo in rilievo che, anche laddove ciò accada, questo è il risultato di una lettura erronea del Libro della Natura o del Libro della Rivelazione Divina. Stando alla tradizione biblica, patristica e teologica che lo stesso Galileo ancora abbracciava, l’unico e lo stesso Dio garantisce sia l’intelligibilità e la razionalità dell’ordine naturale delle cose che costituiscono l’oggetto della ricerca condotta dagli scienziati, sia l’intelligibilità della fede, che costituisce l’oggetto dell’investigazione della teologia cristiana. Questo Dio, che ha creato il Libro della Natura, si è rivelato quale Padre di Nostro Signore Gesù Cristo e, in lui, di tutti gli uomini. In questa prospettiva Giovanni Paolo II ha osservato più dettagliatamente che scienza e fede sono complementari e che il loro rapporto è meglio inteso come un cerchio: fede e ragione sono come due ali sulle quali lo spirito umano si innalza alla contemplazione della verità. La scienza, da parte sua, può purificare la religione dagli errori e dalla superstizione; la fede, a sua volta, può purificare la scienza dall’idolatria e dai falsi assoluti. Scienza e fede possono spronarsi a vicenda e giungere in un mondo più aperto, un mondo in cui entrambe hanno un ruolo attivo e sinergico. Per questa ragione, l’habitus della fede, quando è presente in una mente illuminata e creativa, può agire per dare vita ad una ricerca scientifica positiva, verità questa dimostrata dal fatto che la moderna scienza galileiana è nata in un clima cristiano caratterizzato dalla crescente assimilazione del messaggio di libertà posto nel cuore dell’uomo da Gesù Cristo.

La dignità assoluta della persona umana
I discorsi e documenti pontifici di Benedetto XV, Pio XI, del Servo di Dio Pio XII, del Beato Giovanni XXIII, del Servo di Dio Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI raccolti in questo volume esprimono, in aggiunta a quanto detto, la necessità per la scienza e la tecnologia di essere costantemente dipendenti e connessi al rispetto della persona umana, alla sua dignità e ai suoi diritti fondamentali, in quanto ogni uomo ed ogni donna sono creati da Dio a Sua immagine e somiglianza e tutti sono persone «per le quali Cristo è morto».1 Ne consegue quindi che le forme più avanzate di ricerca scientifica e tutte le possibili applicazioni pratiche della scienza devono essere al servizio dell’uomo, che ha creato la scienza per proseguire l’opera creatrice di Dio e non per andar contro l’uomo che ne è stato il creatore: «la scienza non basta a se stessa: essa non è un fine in sé. La scienza non esiste se non grazie e a favore dell’uomo: essa deve uscire dal circolo chiuso della ricerca e andare verso l’uomo, e dunque verso la società e la storia stessa» (Paolo VI, Discorso del 23 aprile 1966).
Questi Papi, «esperti di umanità» e considerati dai cristiani e dagli uomini e dalle donne di buona volontà come i sommi custodi del significato dei valori fondamentali della vita umana e delle loro conseguenze morali, hanno espresso nei loro discorsi alla Pontificia Accademia delle Scienze quelle linee guida che scaturiscono dalla ragione umana illuminata dalla saggezza divina. Tali linee guida devono essere rispettate dalla scienza e dalla tecnologia al fine di promuovere la dimensione specificamente umana dell’uomo, il benessere della società, e un atteggiamento responsabile nei confronti dell’ambiente, per il bene comune delle attuali e delle future generazioni.

Una priorità moderna: la scienza per la pace
La Pontificia Accademia delle Scienze ha dimostrato un particolare interesse per le questioni relative alla pace. Benedetto XV, nei primi decenni del ventesimo secolo, fece notare che la pace doveva essere una delle principali preoccupazioni dell’Accademia, con la famosa frase: «la scienza deve impegnarsi per la pace». Perciò Egli additava ai popoli belligeranti: «il punto fondamentale deve essere che sopravvenga alla forza materiale delle armi la forza morale del diritto» (Discorso del 1° agosto 1917). Durante il Novecento, i Sommi Pontefici hanno promosso un cospicuo numero di iniziative a favore della pace, di cui l’Accademia o alcuni dei suoi membri sono stati i protagonisti. È questo il caso, ad esempio, dell’Accademico Max Planck, il quale, nel 1943, si rivolse direttamente a Pio XII (che conosceva bene fin dai tempi in cui Pacelli era ancora Cardinale e membro dell’Accademia) assumendosi il compito di avvisare il mondo dei rischi di una guerra nella quale sarebbero state impiegate armi basate sulla fissione nucleare. È stato così che i Papi, e in particolare Papa Giovanni Paolo II, negli ultimi decenni del secolo scorso segnati dal crescente pericolo di un conflitto mondiale, hanno conferito alto prestigio alle iniziative dell’Accademia e, in linea con esse, hanno rivolto numerosi appelli ai governanti affinché collaborassero efficacemente per scongiurare il pericolo di una nuova guerra.

Le nuove cosmologie e il tema dell’evoluzione
La Pontificia Accademia ha dedicato parte della sua attività anche alla questione sempre attuale delle nuove cosmologie e al tema dell’evoluzione. Lo stretto rapporto tra Pio XII e Georges Lemaître (in seguito Presidente dell’Accademia dal 19 marzo 1960 al 20 giugno 1966) permise a Papa Pacelli di avere una conoscenza più diretta, agli inizi degli anni 50 del secolo scorso, dei nuovi modelli cosmologici che a quel tempo iniziavano a diffondersi nel mondo scientifico, e delle questioni filosofiche, o persino teologiche, che, a prima vista, sembravano essere implicate. Nei discorsi di Pio XII è possibile avvertire l’impatto del pensiero di questo scienziato e della sua nuova cosmologia. A tale proposito, è doveroso riferirsi in modo specifico al discorso intitolato «Le prove della esistenza di Dio alla luce delle moderne scienze naturali».

Ringraziamenti
Nel pubblicare questi discorsi e documenti pontifici, offerti in particolare a tutta la comunità scientifica, la Pontificia Accademia delle Scienze desidera esprimere ai Sommi Pontefici, loro autori, i sensi della sua profonda riconoscenza e ammirazione.

+ Marcelo Sánchez Sorondo
Vescovo Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze

1 Rm 15:16.

Collegamenti

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Jaca Book Scripta Varia 101 Milano, 2009 pp. LXXXIV-564 ISBN 978-88-16-30454-3 ... Continua