Sviluppo integrale, solidale e durevole

sorellanatura2013

Lectio Magistralis

Cardinal Laurent MONSENGWO PASINYA

Introduzione

Spesso esaminando ciò che accade nel mondo capita di interrogarsi sulle cause e sui processi che sono alla base dello sviluppo umano.

Notiamo cambiamenti, notiamo variazioni, modifiche e metamorfosi negli stili di vita. A volte sono innovazioni, a volte invece sono solo correzioni o evoluzioni di processi che sembrano assumere significati che non sappiamo comprendere solo perché non abbiamo conoscenza della loro origine.

Cerchiamo allora di rispondere insieme a questi interrogativi che divengono sempre più pressanti:

1) Che cos’è il concetto di sviluppo umano;

2) Che cosa è che distingue lo sviluppo umano dagli altri approcci allo sviluppo.

Ovviamente per dare una risposta coerente a questi interrogativi occorre anche fornire un riscontro concreto in termini di misurazione.

Fin dai tempi di Aristotele sappiamo che “la ricchezza non rappresenta il bene supremo più ambito dall’uomo, semplicemente perché essa è utile ad altri fini e non per se stessa”: ciò che conta dunque non è il mezzo ma la finalità che l’uomo si pone.

1. Che cos’è lo sviluppo umano?

E allora che cosa è lo sviluppo umano? Una teoria ed un approccio che associa le tre grandi progettualità esistenti nell’uomo: la progettualità sociale, politica ed economica. Una progettualità che potremmo rappresentare con un triangolo in cui i due angoli alla base sono la progettualità sociale e politica e l’angolo al vertice è la progettualità economica che rappresenta il punto di incontro e di forza delle altre due.

1.1 Aspetti dello sviluppo umano

C’è però anche un altro approccio che è importante considerare ed è quello degli economisti come Amartya Sen, premio Nobel per l’economia, che insiste su due aspetti dello sviluppo: la formazione delle capacità umane e l’utilizzazione delle capacità acquisite, vale a dire del loro funzionamento. Lo sviluppo dunque va concepito secondo la sua visione, a volte come obiettivo e a volte come processo di aumento delle capacità, delle libertà e delle scelte degli individui che permettono:

-  Una vita lunga e sana (speranza di vita);

-  Un accesso alle conoscenze ed alla capacità di utilizzarle (istruzione e formazione);

-  Un livello di vita decoroso;

-  Una partecipazione attiva alla vita comunitaria e una autonomia nelle decisioni individuali.

Alla luce di tale visione si capisce subito che cos’è lo sviluppo umano per A. Sen. È qualcosa di differente dall’idea diffusa di riferire lo sviluppo alla povertà come semplice mancanza di reddito; come abbiamo notato, lo sviluppo invece si fonda su quattro elementi fondamentali quali: l’eguaglianza, la produttività, la partecipazione e la sostenibilità.

Pertanto, ciò che distingue lo sviluppo umano dagli altri concetti di sviluppo viene riassunto in tre caratteri. Il primo come ipotesi principale, che vede come elemento fondativo dello sviluppo umano l’aumento delle scelte individuali; il secondo è che il concetto di sviluppo attiene tanto ai paesi ricchi che ai paesi poveri; infine, che esso è rivolto all’azione perché implica cambiamenti pratici.

1.2 Crescita economica

Da notare che molto spesso si confonde il concetto di sviluppo umano con sviluppo economico che determina l’uscita dalla soglia di povertà, o con il concetto di crescita economica. Certamente la crescita economica è importante perché contribuisce ad aumentare la ricchezza complessiva di una nazione e certamente ne migliora anche la capacita potenziale di riduzione della povertà e la soluzione di altri problemi sociali. In tale prospettiva si tende ad introdurre la convinzione che la crescita economica aiuti a migliorare lo sviluppo umano: questo può essere anche vero, ma dipende dalla maniera con cui questa crescita economica viene generata.

La seguente riflessione è esplicativa perché ci mette di fronte ad una realtà che ben comprendiamo. Infatti, la crescita economica può essere realizzata in molti modi e tra l’atro anche in presenza di:

-  Forte diseguaglianza e sperequazione (è sì una crescita, ma senza solidarietà);

-  Aumento della disoccupazione (crescita senza occupazione, quella che si chiama jobless growth);

-  Indebolimento delle strutture democratiche (crescita senza voce);

-  Perdita di identità culturale (crescita senza radici);

-  Forte sfruttamento delle risorse necessarie alle generazioni future (crescita senza futuro).

1.3 Diritti umani

Ci sono poi ulteriori legami anche con la sfera dei diritti umani e dei bisogni essenziali. Per quanto concerne i diritti umani occorre rilevare che ci sono molti legami di complementarità come la promozione della libertà, del benessere e della dignità, ma i diritti umani sono da non confondere con lo sviluppo umano perché ne rappresentano solo una parte, anche se integrante; i diritti umani sostengono lo sviluppo umano per mezzo del rispetto della giustizia sociale e della responsabilità dei governi; infine, si sottolinea che solo la visione vera dello sviluppo umano permette di realizzare e salvaguardare l’insieme dei diritti umani.

1.4 Bisogni essenziali

Per quanto riguarda invece la differenza con i bisogni essenziali, dev’essere sottolineato che, anche se entrambe riguardano la povertà e l’azione pubblica, i bisogni essenziali contemplano soprattutto i seguenti elementi:

1) La nutrizione, l’educazione, la sanità, la casa e altri bisogni essenziali, senza contemplare invece la gamma delle scelte che attengono allo sviluppo umano;

2) La libertà umana riveste un ruolo meno importante in questi bisogni;

3) Essi sono più rivolti verso il benessere con particolare riferimento alla prestazione di beni e servizi piuttosto che su ciò che essi permettono di fare alle persone;

4) In questo ambito gli individui sono considerati come beneficiari dello sviluppo, ma non come attori del cambiamento.

2. Visione della Dottrina sociale della Chiesa

Esiste comunque un’altra visione che vorrei proporre e che ritengo essere molto più coerente e sfidante di quanto abbiamo finora esaminato.

Questa visione è lo sviluppo umano visto dalla DSC. Sviluppo umano che non resta concetto astratto ma che viene invece fortemente connotato da un aggettivo che lo qualifica in maniera inequivocabile: integrale.

Ecco allora che tutta la struttura di pensiero della DSC prende forma concreta in una visione dello sviluppo che non appartiene a concezioni umane, bensì alla sfera esistenziale dell’uomo. Per capire ciò basta seguire la voce del Magistero sociale che ci indica la via dello sviluppo umano integrale in maniera inequivocabile nella Populorum Progressio dove, al punto 14, viene messa in evidenza la visione cristiana dello sviluppo che, oltre a differenziarsi dalla crescita economica, per essere autentico dev’essere integrale e rivolto quindi “alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo”. Ciò permette di capire dunque che lo sviluppo integrale considera l’uomo nella sua essenza di essere umano, riguarda l’uomo come persona, l’uomo come inserito in un gruppo di persone, l’uomo come umanità intera. Ciò sta a significare che lo sviluppo inteso dalla DSC considera l’uomo non come appartenente ad una razza o ad una etnia, perché non esistono razze umane, come qualcuno vorrebbe far credere, ma esistono soltanto uomini con differenti caratteristiche. Il perché queste caratteristiche sono diverse per ciascun uomo viene spiegato nel punto immediatamente successivo, punto 15, dove la Populorum Progressio mette in evidenza che ogni vita è vocazione e poiché ciascun “uomo è chiamato a uno sviluppo […] Fin dalla nascita è dato a tutti in germe un insieme di attitudini e di qualità da far fruttificare: il loro pieno svolgimento frutto a un tempo dell’educazione ricevuta dall’ambiente e dallo sforzo personale, permetterà a ciascuno di orientarsi verso il destino propostogli dal suo Creatore”. Allora ecco come si spiegano le differenti caratteristiche: ciascuno le ha ricevute per completare il progetto che Dio gli ha affidato nella propria vita! Ma tale affermazione ci conduce anche a un’altra spiegazione di cosa è lo sviluppo per la DSC: l’uso dei doni ricevuti, non per se stessi bensì per il raggiungimento del bene comune. Bene comune da non confondere con benessere perché la sua definizione data dal punto 26 della Costituzione Pastorale Gaudium et Spes è chiara: “cioè quell’insieme di condizioni sociali che permettono tanto ai gruppi quanto a ciascuno dei loro membri di raggiungere quanto più speditamente possibile la propria piena perfezione”, definizione ribadita poi anche al punto 74.

2.1 Principi fondamentali dello sviluppo umano

Dopo aver chiarito questa visione corre anche l’obbligo di evidenziare i principi di riferimento dello sviluppo integrale dell’uomo dettati dalla DSC.

Innanzitutto, partiamo dalla costituzione della personalità dell’uomo che è la sede della sua dignità. La dignità dell’uomo viene spiegata al punto 16 della Gaudium et Spes dove si parla della dignità della coscienza morale. Attraverso quelle parole possiamo comprendere che la personalità è innanzitutto unica ed irripetibile, è la sede della dignità, agisce attraverso la libertà che misura questa dignità e attraverso la razionalità che si serve dell’intelligenza per osservare l’oggetto del proprio discernimento ed arrivare ad avere una coscienza che permette di esprimere un giudizio che, facendo uso della volontà, esprime una decisione e si determina all’azione. Ogni azione crea delle conseguenze, tali conseguenze vengono misurate dalla responsabilità. Solo l’uomo è una creatura passibile di responsabilità. Animali e cose non ne hanno.

Delineata la personalità, dobbiamo definire i principi che la determinano in termini di sviluppo integrale dell’uomo e questi sono appunto:

1) Il rispetto della dignità di ciascun uomo a prescindere da qualsiasi differenza, sotto ogni aspetto;

2) La promozione del bene comune propriamente inteso.

Questi due principi di base vengono completati da altri tre principi che indichiamo in:

1) Principio di responsabilità;

2) Principio di solidarietà;

3) Principio di sussidiarietà.

La responsabilità è il livello dell’etica applicata che ne indica le caratteristiche e può essere fatta risalire come principio al punto 38 della Sollicitudo Rei Socialis, unitamente al principio di solidarietà. In tale punto, infatti, si fa corrispondere il principio di solidarietà al principio di responsabilità. Infatti, la solidarietà “è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti”.

Infine, il principio di sussidiarietà che possiamo collegare al punto 80 della Quadragesimo Anno.

Infine, dev’essere chiaro che questi principi vengono completati da una visione totalmente diversa da quella sopra presentata dell’economista A. Sen. Infatti, mentre questi dice e teorizza che lo sviluppo è libertà, la dottrina sociale della Chiesa afferma, al punto 76, che “lo sviluppo è il nuovo nome della pace”.

2.2 Lo sviluppo secondo la Caritas in Veritate

Tali principi vengono ripresi in maniera totalizzante dall’ultima enciclica di Benedetto XVI, la quale guarda allo sviluppo in maniera lungimirante e ne parla con parole veramente profetiche, destinate a cambiare la struttura e la visione economica attualmente in essere.

2.2.1 Triplice natura della DSC

Egli, infatti, parla dello sviluppo in funzione di quattro importanti aspetti della vita dell’uomo e dell’uomo contemporaneo, riaffermando in questo esame la manifestazione della triplice natura della Dottrina Sociale della Chiesa che, vorrei ricordare, è teorica, perché annuncia sempre la medesima Parola; è storica, perché parla sempre e comunque in maniera rinnovata agli uomini del periodo storico in cui si esprime il Magistero ed è, infine, pratica perché prende in considerazione l’uomo nel proprio periodo storico in termini di realtà pratica e che può essere, pertanto, ben compresa da tutti perché tocca la realtà oggettiva, calandosi nella vita di ciascun uomo all’interno delle sue problematiche non solo esistenziali e morali, ma anche fisiche e concrete.

2.3 Tre aspetti dello sviluppo umano, economico, dei popoli

Tornando agli aspetti dello sviluppo considerati dalla CV, osserviamo che Benedetto XVI li tratta in maniera direi quasi sistematica in un quadro di riferimento che, coinvolgendo sempre più l’uomo nella sua realtà di essere umano e quindi provvisto di dignità, libertà e intelletto, raccoglie le sfide del proprio tempo, per inserirsi nell’ambito della propria realtà sociale. Egli, quindi, non può prescindere dalla fraternità che si esprime in termini di società civile e all’interno della quale esistono diritti e doveri in funzione delle relazioni umane; ma non solo, perché l’uomo per vivere e svilupparsi ha bisogno di un ambiente, che sia esso sociale o fisico, l’uomo necessita sempre di un’ecologia sia umana che ambientale. Termina, infine, con la considerazione che l’evoluzione dell’uomo ha bisogno di esprimersi in termini di progresso della propria conoscenza applicata ai metodi ed ai processi evolutivi delle proprie attività e, in primis, quella economica rappresentata dalla tecnica.

2.3.1 Sviluppo umano

Gli aspetti dello sviluppo in termini umani toccati nel secondo capitolo riguardano il rapporto tra lo sviluppo umano e il tempo in cui viviamo. In tale ambito si pone il problema del sistema di sviluppo che mira al profitto e soprattutto all’uso che se ne fa. Tale uso purtroppo si collega in maniera inevitabile alla crisi che il nostro tempo sta vivendo, sicché l’enciclica sottolinea al punto 21: “Va tuttavia riconosciuto che lo stesso sviluppo economico è stato e continua ad essere gravato da distorsioni e drammatici problemi, messi ancora più in risalto dall’attuale situazione di crisi. Essa ci pone improrogabilmente di fronte a scelte che riguardano sempre più il destino stesso dell’uomo, il quale peraltro non può prescindere dalla sua natura”. Auspicando, perciò, una sintesi umanistica e uno sviluppo policentrico mirati ad una nuova progettualità.

2.3.2 Sviluppo economico e fraternità

Nel terzo capitolo l’enciclica esprime tutta la sua forza profetica con l’espressione al punto 32: “La carità nella verità pone l’uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono. La gratuità è presente nella sua vita in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell’esistenza. L’essere umano è fatto per il dono, che ne esprime ed attua la dimensione di trascendenza. Considera pertanto lo sviluppo economico in rapporto innanzitutto al concetto di fraternità vista come “rapporti autenticamente umani, di amicizia e di socialità, di solidarietà e di reciprocità, anche all’interno dell’attività economica e non soltanto fuori di essa o «dopo» di essa”. (36) e poi in rapporto al concetto di società civile per “dare forma e organizzazione a quelle iniziative economiche che, pur senza negare il profitto, intendono andare oltre la logica dello scambio degli equivalenti e del profitto fine a se stesso. (38) Così auspica un mercato dove ci sia spazio per la gratuità e soprattutto per la giustizia sociale visto sotto l’aspetto commutativo”. Ribadisce infine al punto 40 come debba avvenire il cambiamento in termini economici riferito all’impresa, concepita come bene d’ordine Le attuali dinamiche economiche internazionali, caratterizzate da gravi distorsioni e disfunzioni, richiedono profondi cambiamenti anche nel modo di intendere l’impresa. Vecchie modalità della vita imprenditoriale vengono meno, ma altre promettenti si profilano all’orizzonte”.

2.3.3 Sviluppo dei popoli, diritti, doveri, ambiente

Il terzo aspetto viene evidenziato nel quarto capitolo e riguarda lo sviluppo dei popoli di fronte alle sfide derivanti dal rispetto dei diritti e dei doveri nonché dalla salvaguardia dell’ambiente. Mette in evidenza infatti al punto 43 che La condivisione dei doveri reciproci mobilita assai più della sola rivendicazione di diritti.” Perché “L’apertura moralmente responsabile alla vita è una ricchezza sociale ed economica”(44) e che l’economia ha bisogno di etica per funzionare bene, ma non di un’etica qualsiasi bensì di “un’etica amica della persona” (45) e infine che “Il tema dello sviluppo è oggi fortemente collegato anche ai doveri che nascono dal rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale”. (48) affinché l’uomo faccia buon uso delle risorse a sua disposizione in un clima di responsabilità percepita anche verso le generazioni future.

2.3.4 Sviluppo e tecnica

Il quarto aspetto, su cui stiamo brevemente riflettendo e che non poteva mancare essendo un elemento determinante della vita dell’uomo e della sua capacità di sviluppo, è il rapporto dello sviluppo con la tecnica, con questa conoscenza, cioè, che rende l’uomo capace di affrancarsi dalla fatica per dedicare il tempo risparmiato all’approfondimento della propria umanità per ottemperare al disegno divino nella propria esistenza. Anche qui l’enciclica pone forti richiami alla creaturalità dell’uomo, alla sua necessità di sentirsi sempre legata al suo creatore senza pretese di satanica autonomia. Dice infatti al punto 68 Lo sviluppo della persona si degrada, se essa pretende di essere l’unica produttrice di se stessa. Analogamente, lo sviluppo dei popoli degenera se l’umanità ritiene di potersi ri-creare avvalendosi dei ‘prodigi’ della tecnologia. Così come lo sviluppo economico si rivela fittizio e dannoso se si affida ai ‘prodigi’ della finanza per sostenere crescite innaturali e consumistiche”. Ecco dunque il problema dell’influenza del progresso tecnologico sullo sviluppo: essa è elemento di riscatto dell’uomo nei confronti della materia perché rappresenta l’evoluzione del proprio lavoro e delle proprie attività secondo il mandato ricevuto di custodire il creato, ma nel contempo dice l’enciclica al punto 70 “Lo sviluppo tecnologico può indurre l’idea dell’autosufficienza della tecnica stessa quando l’uomo, interrogandosi solo sul come, non considera i tanti perché dai quali è spinto ad agire. È per questo che la tecnica assume un volto ambiguo”. Tale atteggiamento, infatti, distoglie l’uomo dalla verità, facendogli credere che tutto è fattibile in un ambito di efficienza e che ciò che conta è primariamente di fare. La conclusione a cui giunge su questo punto il pensiero del Magistero è che “Chiave dello sviluppo è un’intelligenza in grado di pensare la tecnica e di cogliere il senso pienamente umano del fare dell’uomo, nell’orizzonte di senso della persona presa nella globalità del suo essere. Anche quando opera mediante un satellite o un impulso elettronico a distanza, il suo agire rimane sempre umano, espressione di libertà responsabile. La tecnica attrae fortemente l’uomo, perché lo sottrae alle limitazioni fisiche e ne allarga l’orizzonte. Ma la libertà umana è propriamente se stessa, solo quando risponde al fascino della tecnica con decisioni che siano frutto di responsabilità morale. Di qui, l’urgenza di una formazione alla responsabilità etica nell’uso della tecnica. Possiamo concludere questo punto sottolineando la richiesta del Magistero a promuovere un “pensiero pensante” come già auspicato da Paolo VI e non soltanto un “pensiero calcolante” come il progredire della tecnica sembra imporre.

3. Motivi del cambiamento nel concetto di economia dello sviluppo

Dopo aver delineato i punti della nuova visione dell’economia dello sviluppo che hanno dato impulso ad una nuova scuola di pensiero che sta muovendo i primi passi presso l’Università Cattolica del Congo di Kinshasa, passerei ad indicare brevemente le linee di azione per attuare questa visione:

3.1 Rifiuto delle teorie della Scuola di Chicago

La certezza che scaturisce dalla convinzione che, nel mondo di oggi, la mancanza di sviluppo, la povertà e la povertà cronica restano ancora dopo lungo tempo un tragico aspetto della vita umana, porta al convincimento che le teorie del neoliberismo promosse e veicolate dalla Scuola di Chicago, nonché tutte le teorie dello sviluppo basate sulla visione capitalista e liberista hanno fallito e pertanto dobbiamo avere il coraggio di revisionarle radicalmente e superarle, in quanto non hanno creato altro che illusioni di sviluppo nella maggior parte dei Paesi e generato invece migliaia di problemi economici nella loro vita sociale, politica e finanziaria, culturale, ambientale. È vero che qualcuno potrebbe obiettare che, in virtù del libero mercato e della libera iniziativa, molte persone hanno migliorato la loro condizione di vita.

3.1.1 Economia sociale di mercato

 Addirittura c’è chi ha teorizzato come in Germania, nel secolo scorso, l’economia sociale di mercato. Nella teoria con l’espressione “economia sociale di mercato” si vuole caratterizzare un’economia di mercato che soddisfi anche le esigenze di giustizia. In definitiva, W. Röpke considerava l’economia di mercato una condizione necessaria per lo sviluppo di una società che fosse degna dell’uomo, che in forza della libera iniziativa sviluppasse le attitudini proprie di ciascuna persona, che rendesse possibile lo sviluppo economico integrale, di un uomo a tutto tondo.

In breve, un sistema economico che necessariamente deve fare i conti con alcuni “indispensabili meccanismi”, che rappresentano nel contempo gli “attributi” e le “ragioni” dell’”economia di mercato”.

Si tratta della personale aspirazione al profitto; del perseguimento dei propri fini, un’attitudine che richiede la promozione della libertà; della concorrenza tra differenti ed alternative idee e strategie imprenditoriali; del diritto alla proprietà privata; della funzione imprenditoriale come processo creativo; del reddito derivante dall’uso imprenditoriale dei capitali; della speculazione, intesa come processo di scoperta esposto al rischio di un futuro incerto. Per Röpke, chi opera per una società libera non può non sostenere l’economia di mercato e, di conseguenza, non può non accettare tali strumenti. Si capisce bene comunque che la finalità di questa teoria non ha niente a che vedere con lo sviluppo, bensì di mirare alla libertà del mercato dall’intervento pubblico. E gli strumenti sono sempre quelli proposti dalla Scuola di Chicago.

3.2 La sfida dello sviluppo integrale

Queste idee poi, nell’attuale analisi, si sono rivelate nel mondo come strumento di economisti che erano al servizio di alcuni poteri politici e di qualche multinazionale.

Il liberismo non crea sviluppo e, a tutt’oggi, non si è ancora trovato un modello di sviluppo sostenibile, equo e durevole che sia in grado di dare una soluzione anche se non definitiva, almeno efficace al problema.

Lo sviluppo umano quindi è una sfida molto più grande della semplice povertà, è una sfida globale da affrontare nell’interesse di tutti. E la mancanza di sviluppo integrale si rivela ostacolo ancora maggiore per la crescita economica mondiale, capace quindi di mettere in pericolo la costituzione o il consolidamento della pace che rappresenta l’altro nome dello sviluppo.

In questo senso, il perseguimento di uno sviluppo integrale e l’eliminazione della povertà devono essere visti come condizioni essenziali per la pace, la sicurezza nel mondo e il rispetto della dignità umana.

L’attributo integrale dato alla parola sviluppo deve rivestire un triplice significato il cui senso deve essere preciso e chiaro per tutti, e cioè:

1) Integrale come piena integrazione delle differenze esistenti tra gli uomini, vale a dire che non dovrebbe più esistere un rapporto di esclusione a causa della diversità e che queste diversità devono essere considerate ricchezza da aggregare come bene comune;

2) Integrale come pienamente trasparente, vale a dire, cristallino, chiaro, comprensibile a tutti gli uomini che devono avere accesso a una vita dignitosa e i cui diritti siano rispettati;

3) Integrale come completo, cioè di ogni uomo e tutti gli uomini senza alcuna distinzione di razza, sesso, religione, scelte politiche, situazioni sociali, o di ricchezza.

3.3 Discontinuità delle teorie

Un tale obiettivo può essere raggiunto, naturalmente, solo se si è convinti che le idee camminano sulle gambe degli uomini e che queste idee sono la base del cambiamento se l’uomo saprà difenderle e promuoverle. Tuttavia, queste idee devono essere ben fondate su principi sempre validi come quelli della dottrina sociale della Chiesa, vale a dire: la salvaguardia della dignità umana in tutte le sue forme e la promozione del bene comune.

Il disaccordo con le idee di A. Sen nasce dal fatto che, nella visione di questo economista, lo sviluppo si intende imposto dall’esterno, viene cioè dato e concesso da colui che ha il potere e la capacità di imporre le proprie scelte e le proprie condizioni; questa è esattamente la teoria che emerge dalla scuola di neoliberismo di Chicago. Per i principi della Dottrina Sociale della Chiesa, la libertà e la pace interiore possono venire solo da noi stessi e non ci possono essere date dal di fuori.

Ecco perché il nuovo concetto di economia dello sviluppo va preso dalla Dottrina Sociale della Chiesa; riteniamo, infatti, che questo tipo di economia debba manifestare discontinuità dalle teorie e dalle visioni del secolo scorso. Questa nuova visione non può più accettare il capitalismo-liberista come unica base per la crescita economica e come vettore dello sviluppo promosso dall’investimento più opportuno mirato al profitto, al risparmio e alla produttività industriale come fine ultimo. Questa nuova idea mira principalmente alla dignità dell’uomo e al suo sviluppo integrale. Essa deve affrontare le determinanti della povertà e del sottosviluppo, nonché delineare le politiche da attuare per ottenere che i paesi in via di sviluppo escano non solo dal loro sottosviluppo, ma anche soprattutto dall’ignoranza. Siamo infatti convinti che il sottosviluppo e la povertà dipendano dal grado attuale di ignoranza esistente nella gente dei paesi che chiamiamo poveri. La mancanza di conoscenza, soprattutto in campo socio-economico consente lo sfruttamento non solo delle loro risorse materiali, ma anche delle loro risorse umane che sono spesso prive di protezione e di rispetto per la loro dignità a causa di abuso di poteri colonialisti da parte delle multinazionali. Restiamo persuasi, perciò, che lo sviluppo non può venire solo dal trasferimento di ricchezza, ma dall’efficace trasferimento di conoscenze ai poveri che si confrontano con i problemi del sottosviluppo. Solo così le barriere sistemiche saranno superate al fine di raggiungere un equilibrio tra le esigenze di sviluppo integrale (sostenibile, durevole, equo) e quelle delle forme dominanti del capitalismo sottrazione.

La conoscenza è sempre stata una risorsa importante per la produzione (che è differente dalla produzione naturale o animale, perché è caratterizzata dall’uso nell’opera di capacità intellettuali), ma oggi è diventata forza produttiva fondamentale che si basa sulla conoscenza scientifica e le sue opportunità di sviluppo come conoscenza indipendente e non più fondata sul potere religioso o politico.

Così come l’acqua è fonte di vita, la conoscenza è la fonte primaria dello sviluppo integrale. Infatti, come l’acqua permette la nascita della vegetazione nel deserto, la conoscenza crea ricchezza reale per l’uomo e cioè il suo sviluppo. Tuttavia, questa conoscenza dev’essere ben guidata affinché possa davvero dare risultati positivi per la comunità degli uomini nella prospettiva dello sviluppo integrale. Per questo è molto importante identificare gruppi sociali e attori capaci di costituire la base socio-politica di supporto per strategie di sviluppo sostenibile nei vari livelli della collettività. L’economia di mercato senza la partecipazione attiva di uomini di buona volontà, non permetterebbe uno sviluppo sostenibile, perché tenderebbe a sfruttare la conoscenza per i gruppi che hanno il potere e che praticano il capitalismo sottrazione. Ciò che si deve è una nuova concezione di capitalismo definito “Neo-capitalismo etico” e che, in discontinuità con il neoliberismo, si caratterizza per il trasferimento della conoscenza alle persone povere dei paesi in via di sviluppo sul loro territorio principalmente attraverso la formazione della classe dirigente, la quale, dopo aver appreso la conoscenza delle tecniche di ricerca e i diversi modelli di sviluppo, possa applicarli tenendo conto dell’ambito culturale in cui vive e nel rispetto delle tradizioni e la storia del suo popolo.

4. Obiettivi dell’economia dello sviluppo

Rispetto allo sviluppo, in questa nuova visione inizialmente si farà la tradizionale distinzione tra tre tipi di paesi:

1) Paesi sviluppati;

2) Paesi emergenti ( in via di sviluppo );

3) Paesi sottosviluppati;

per giungere poi a cambiare questa classificazione in una sola idea di sviluppo umano integrale condiviso e analizzato in un triplice concetto così configurato:

1) Sviluppo sostenibile;

2) Sviluppo durevole;

3) Sviluppo equo.

La nozione di sostenibilità nello sviluppo attiene alla rinnovabilità delle risorse impiegate e possiamo riferirla allo stesso tempo sia alla rinnovabilità economica di un sistema rivolto alla fuga in avanti, sia al mantenimento di equilibri sociali e di relazioni pacifiche che ne discendono, sia alle possibilità di riproduzione dell’ambiente naturale e della biosfera, sia infine alla possibilità stessa di un’organizzazione politica della comunità degli uomini, se il suo modello di sviluppo si presenta danneggiato da eventuali effetti negativi e da eventuali contraddizioni.

La nozione di durevole che significa duraturo e quindi non congiunturale è, secondo il rapporto Brundtland del 1987, “Uno sviluppo che risponde ai bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di rispondere ai loro”.

La nozione di equo, vale a dire onesto ed equanime, si riferisce ad uno sviluppo che usa mezzi adeguati per ottenere i risultati attesi in termini di impiego delle potenzialità esistenti, adeguatamente dosate nel rispetto dell’ecologia umana e ambientale.

Mentre alcuni sostengono che lo sviluppo sostenibile e la crescita sostenibile si ottengono gestendo con parsimonia tutto ciò che riguarda le risorse naturali, alcune delle quali potrebbero seccare o deteriorarsi, siamo convinti che ciò che conta per lo sviluppo non è il risparmio di risorse o il loro salvataggio, quanto più il loro uso efficiente e rispettoso delle finalità e degli obiettivi dello sviluppo umano integrale. Vale a dire che, invece di risparmiare risorse, si dovrebbe usarle senza distruggerle, dosandone l’uso e il funzionamento per il giusto necessario, considerando le esigenze delle generazioni future.

5. Decisione e prospettive

Fino ad oggi, per aiutare i paesi “sottosviluppati” sono stati proposti programmi di aiuto, partendo dalle conoscenze tecniche fornite, in particolare, dagli Stati Uniti e da altri paesi sviluppati. Ciò implicitamente assumeva che lo stile di vita degli Stati Uniti e di altri paesi occidentali poteva ispirare lo sviluppo del resto del mondo, come modello affidabile e risolutivo. Questi presupposti hanno assicurato il trionfo di un approccio econometrico allo sviluppo in cui il livello di progresso degli stati poteva essere misurato con un unico indicatore, il PIL pro capite . Purtroppo ci si è resi conto che non era vero e che il modello di crescita economica misurata dal PIL mascherava l’impatto ambientale dei paesi più “sviluppati” (Nord America, Giappone, Europa) misurato dall’impronta ecologica che era molto superiore alla capacità di rigenerazione biologica del pianeta, e pertanto passibile di minacciare la distruzione della vita umana sulla terra. Per questo motivo, il tipo di sviluppo occidentale non può essere generalizzato per l’intero pianeta. Sostenere che questo tipo di sviluppo fornisca un modello sarebbe presuntuoso, perché ogni generazione è obbligata a scegliere la propria libertà morale e quindi non è possibile stabilire a priori un modello definitivo da seguire. Si può scegliere solo nel proprio momento storico il modello più umano per ottenere uno sviluppo realmente integrale dell’uomo nel rispetto dei beni destinati alle generazioni che si succederanno nei secoli futuri. L’obiettivo dei fautori di questa visione è di essere pragmatici per l’attuazione di accesso alle strutture della conoscenza e di rispetto per la dignità dell’uomo e del suo ambiente. Ciò che propongono è quindi un nuovo modello di sviluppo chiamato “Neo-capitalismo etico”, fondato sull’individuazione delle potenzialità esistenti in ciascun paese in termini di ricchezza come il potenziale umano, animale sociale. Queste potenzialità devono essere individuate e misurate in ogni paese come ricchezza materiale e cioè come capitale: materiale, umano, sociale e animale. L’indice da impiegare, perciò, dovrà trasformare il Prodotto Nazionale Lordo (PNL) in Indice di Potenzialità Inutilizzata (IPI). Dopo questo inventario devono essere considerate le strategie di sviluppo integrale, cioè sostenibile, equo e durevole, misurate da un nuovo strumento: l’indicatore di impatto finanziario. Vale a dire che ogni progetto di sviluppo dev’essere misurato attraverso il risultato sociale rispetto agli uomini, alla società, agli animali e, infine, all’ambiente tenendo ben presente che tale indicatore non è per sé o per misurare il proprio profitto, ma per il bene della comunità in cui si vive nel rispetto non solo dell’ambiente, ma anche del territorio, dei bisogni delle generazioni future in tutto il mondo. In questo modo lo sviluppo diverrebbe sostenibile perché tiene conto, nello sfruttamento delle risorse, dei bisogni umani e ambientali del presente e del futuro. Questo sviluppo diverrebbe durevole, perché il fattore tempo diventa la variabile chiave dell’impiego che deve essere rinnovabile durante i diversi periodi storici. Alla fine, possiamo dire che si tratterebbe di uno sviluppo equo in quanto tiene conto dei diritti di tutti nel mondo, presenti e futuri, in una realtà in cui lo sfruttamento delle materie prime lascerebbe il posto ad un partenariato dedito ad un altro innovativo sfruttamento: quello della cosiddetta materia grigia.

6. La natura del pensiero scientifico

Il carattere scientifico di questa visione di nuova economia deriva dal metodo di ricerca della verità e della conoscenza dell’uomo attraverso un’indagine basata su tre momenti dello sviluppo: vedere, giudicare, agire che fondano l’attività umana a partire da tre conversioni, intellettuale, morale e religiosa, che sono alla base della conoscenza universale dell’essere umano. Lo studio e l’approfondimento seguono il filo conduttore delle realtà concrete della vita umana che scaturiscono dalla prassi e dal percorso della sua storia come uno sviluppo dialettico di tesi, antitesi e sintesi.

7. Quadro di riferimento delle attività

Le linee di azione che si svilupperanno da pensiero pensante verranno indirizzate su tre aspetti: l’aspetto sociale, con l’obiettivo di stabilire la strategia evolutiva della società e dei suoi gruppi sociali, l’aspetto politico mirato al bene comune, attraverso le strutture istituzionali quale supporto delle strategie sociali e, infine, l’aspetto economico rivolto alle strategie più appropriate per l’impiego della ricchezza disponibile per realizzare i progetti sociali e politici.

8. Conclusione

Vorrei terminare questa mia riflessione con le parole del punto 79 della Caritas in veritate, che esprime pienamente come dev’essere la realtà dell’uomo in rapporto allo sviluppo: “Lo sviluppo ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera, cristiani mossi dalla consapevolezza che l’amore pieno di verità, caritas in veritate, da cui procede l’autentico sviluppo, non è da noi prodotto ma ci viene donato. Perciò anche nei momenti più difficili e complessi, oltre a reagire con consapevolezza, dobbiamo soprattutto riferirci al suo amore. Lo sviluppo implica attenzione alla vita spirituale, seria considerazione delle esperienze di fiducia in Dio, di fraternità spirituale in Cristo, di affidamento alla Provvidenza e alla Misericordia divine, di amore e di perdono, di rinuncia a se stessi, di accoglienza del prossimo, di giustizia e di pace”. 

Collegamenti

Tratto dal Convegno organizzato dalla Fondazione Sorella Natura su Economia solidale e sviluppo sostenibile per l'Africa presso la Casina Pio IV il 29 novembre 2013